Luigi Cei ha coltivato la passione per la pittura fin dagli inizi degli anni settanta. Inizialmente maturato in un ambito figurativo, è passato poi all’astrazione arrivando ad una sintesi che divenne espressione di un linguaggio personale e autonomo. Tele monocrome, con una pittura materica, densa, la ripetizione di moduli geometrici, esagonali, triangolari, rotondi o quadrati, come se fossero rigorose geometrie di un paesaggio modellato dall’uomo. Ogni modulo, al suo interno, era arricchito con segni, indizi, simbologie da scoprire. Ed è stato naturale, dopo un certo periodo, cercare di semplificare ancora il disegno sulla tela, cercando di prendere ogni singolo modulo e farlo diventare un quadro esprimendo un linguaggio diretto, lineare nella sua complessità, utilizzando tecniche miste e collage sulla tela, astraendosi dalla realtà per creare una sintesi che poteva essere un nuovo canale di comunicazione, anche attraverso la creazione di un codice di grafemi, per poterci passare un messaggio intellettuale ad un altro livello in grado di produrre nell’osservatore delle emozioni.
Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.














































































































































































































































